Il folato, vitamina del gruppo B, è un nutriente essenziale per la nostra salute. La sua presenza è indispensabile per la riparazione e il funzionamento degli acidi nucleici (RNA e DNA): entra quindi in gioco, oltre che nel mantenimento cellulare, nei meccanismi di produzione di nuove cellule.
Per questo motivo è particolarmente importante nei casi di rapida crescita, come la gravidanza o l’infanzia, ma anche per la produzione delle cellule del sangue, come i globuli bianchi e i globuli rossi.
La dose ottimale di folato per una persona adulta è 200 mg al giorno: carenze possono portare ad anemie, ma si ipotizza che un’insufficienza di questo nutriente possa essere un rischio anche per ictus, malattie cardiovascolari e cancro del colon. Per prevenire gravi conseguenze, come un difetto nella formazione del tubo neurale chiamato spina bifida, in gravidanza si consiglia di assumere quotidianamente 400 mg di acido folico, un folato sintetico, da assumersi in compresse.
Ma, integratori specifici a parte, quali sono gli alimenti che ci assicurano un apporto adeguato di folato?
Le migliori fonti alimentari di questa vitamina comprendono arancia, verdure a foglia verde scuro (come il cavolo nero, ad esempio), le leguminose (come fagioli, soia, arachidi etc) e le frattaglie. Per evitare carenze, il consiglio migliore è senz’altro quello di seguire una dieta molto variata e di consumare ogni giorno almeno cinque porzioni di frutta e verdura.
Le scelte alimentari personali sono supportate, a livello tecnologico, da parte dell’industria alimentare che può adottare alcuni importanti accorgimenti finalizzati ad aumentare le dosi di folato nei cibi o a preservare questo prezioso nutriente dalla degradazione.
L’industria alimentare può favorire il consumo di cibi più ricchi di folato in diversi modi:
-impiegando, per la produzione di alimenti fermentati, come pane, vino e birra, o yogurt e formaggi, ad esempio, ceppi di lievito o lattobacilli particolarmente ricchi di folato;
-utilizzando per la preparazione di succhi di frutta, zuppe e piatti pronti a base vegetale, materie prime ricche di folato;
-utilizzando tecniche di processamento dei cibi che abbiano un minor impatto sul contenuto naturale di folato nelle materie prime impiegate;
-visto che la maggior concentrazione di folato nei cereali si trova nella parte esterna dei chicchi di cereali, impiegando tecniche di macinazione per ottenere farine, che consentano di non rimuovere questa parte.

In passato si è discusso, a livello istituzionale, sull’opportunità di immettere sul mercato alimenti fortificati con acido folico (come faine e cereali, ad esempio), per proteggere automaticamente tutta la popolazione da problematiche come quelle che potrebbero insorgere in gravidanza, ancora prima che una donna di accorga di essere incinta e di iniziare ad assumere integratori di acido folico, o per abbassare i fattori di rischio cardiovascolare. Tuttavia, questa strategia non è stata seguita in Europa, in considerazione del fatto che l’assunzione di alte dosi di acido folico potrebbe essere controproducente per alcune categorie di persone.
Alcuni farmaci per il trattamento di tumori o di patologie varie riconducibili a disordini del sistema immunitario, come l’artrite reumatoide, ad esempio, si basano sulla riduzione del folato per inibire la proliferazione cellulare; in questi casi, una somministrazione di folato può produrre un effetto antagonista a quello del farmaco assunto per la cura di una specifica patologia.
Altra problematica legata ad un potenziale generalizzato arricchimento di acido folico negli alimenti è che l’acido folico può mascherare i sintomi di un’anemia derivante da carenza di vitamina B12, con possibili ripercussioni sulla funzionalità del sistema nervoso.


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