Il cadmio è un metallo relativamente raro che in natura si trova come un costituente minore di minerali non ferrosi. È fortemente associato allo zinco, le cui miniere sono una delle principali fonti d’inquinamento, insieme agli impianti di fusione di zinco, piombo e rame, alla combustione del carbone e all’incenerimento di rifiuti contenenti questo metallo. Altri usi sono come stabilizzatore di materie plastiche PVC e come elettrodo nelle batterie ricaricabili al nichel-cadmio. L’alimentazione è la maggiore fonte di esposizione per la popolazione generale, anche se i fumatori sono particolarmente esposti: ogni sigaretta contiene da 1 a 2 μg di cadmio e fumare uno o più pacchetti al giorno significa raddoppiare l’assunzione giornaliera dell’elemento. I raccolti coltivati su suoli contaminati o irrigati con acqua contaminata possono contenere alte concentrazioni di quest’elemento, così come la carne di bestiame che pascola su terreni ricchi di cadmio. Il cadmio, negli organismi animali si accumula a livello di fegato e rene; questi ultimi, quindi, rappresentano, oltre gli organi-bersaglio nell’uomo, anche tra gli alimenti più contaminati da questo metallo. Altri alimenti a rischio sono i frutti di mare, in particolare i molluschi che sono forti accumulatori di cadmio. I principali effetti a lungo termine dell’esposizione a basse concentrazioni sono malattie polmonari e renali croniche ed enfisemi, oltre a danni all’apparato cardiovascolare e scheletrico. La tossicità acuta, dovuta ad ingestione di cibi o bevande fortemente contaminate, porta ad una diminuzione dei globuli rossi nel sangue e un conseguente danneggiamento del midollo osseo; il metabolismo del calcio viene modificato e ciò comporta indebolimento della struttura ossea con conseguenti fratture e deformazioni dello scheletro.

Fonti:

https://www.efsa.europa.eu/it/press/news/contam090320

https://it.wikipedia.org/wiki/Cadmio

https://www.atsdr.cdc.gov/csem/csem.asp?csem=6&po=0

Categorie: Contaminanti

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