Le patate (Solanum tuberosum) sono ora un alimento alla base della nostra dieta. La parte edibile della pianta, originaria del Perù, è il tubero. Le patate contengono un alcaloide naturale, la solanina, principalmente nella buccia. L’assunzione di solanina può essere ridotta a livelli trascurabili eliminando la buccia e il primo millimetro di strato superficiale, poiché gran parte della solanina che può essere presente nella patata si trova in questa parte del tubero. Il consumo di tuberi esposti alla luce solare e di colore verde o di tuberi germogliati determina un’assunzione di elevati livelli di solanina con effetti negativi sulla salute. Le patate contengono polifenoli, composti con comprovato effetto positivo sulla salute. I polifenoli, contenuti anche in molti altri vegetali, sono risultati, infatti, efficaci nel ridurre il rischio di malattie cardio-vascolari. E’ preferibile consumare le patate appena raccolte, infatti, le patate fresche contengono elevate quantità di vitamine (B1, B2, B6 e C), che si degradano durante la conservazione. È noto che il modo di cucinare le patate può aumentare il contributo calorico complessivo assunto nella dieta ed il contenuto in grassi. Ad esempio, le patate fritte a bastoncino (french fries) contengono circa il 15% di grassi. Meno noto è invece il fatto che le patate possono contenere l’acrilammide. Durante la gravidanza, l’acrilammide assunta dalla madre è in grado di attraversare la placenta, esponendo il nascituro al rischio, inoltre, durante l’allattamento può essere trasferita al lattante. Controllare l’esposizione della puerpera e della neomamma al contenuto di acrilammide assunto con l’alimentazione, è pertanto cautelativo nei confronti della salute sia della mamma sia del bambino.


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