Mirtilli

I mirtilli sono i falsi frutti di un genere di piante appartenenti alla famiglia delle Ericacee.
Crescono spontaneamente nell’emisfero boreale a varie altitudini e contano circa 130 specie.

Le specie più note sono il mirtillo nero, il mirtillo blu (mirtillo palustre) e il mirtillo rosso, presenti in Italia principalmente sulle Alpi e negli Appennini settentrionali e centrali, anche se la varietà blu si spinge sino al limite meridionale dell’Abruzzo. Nel Nord America si trova il mirtillo selvatico americano, nel Sud vi sono il mirtillo conilopide e il famoso mirtillo gigante americano.
Di tutte queste specie esistono diverse cultivar, tuttavia la più sfruttata dal punto di vista commerciale è il mirtillo ossicocco (Vaccinium macrocarpon; Vaccinium oxycoccus),  nota nei paesi anglosassoni con il termine “cranberry”.

Tralasciando il sapore, acidulo in alcune specie e più dolce in altre, le caratteristiche del mirtillo sono innumerevoli e lo rendono un valido alleato della salute umana.

Il mirtillo è edibile al 100% ed è fonte preziosa di composti bioattivi con note proprietà benefiche. Rappresenta una fonte di carboidrati: infatti nelle 103 Kcal fornite in 100 g, questi sono ben il 78%, mentre il resto è rappresentato da proteine (15%) e lipidi (7%).

Ben decantate, anche in cosmesi, sono le sue proprietà antiossidanti ; oltre alle Vitamine C, A, B1 e B2, sono presenti i flavonoli (un gruppo di flavonoidi), circa 419 ± 75 mg per 100 g, di un tipo diverso da quello di altri frutti di bosco, per questo è stato suggerito come la migliore fonte di flavonoli tra 30 alimenti vegetali studiati. Il resveratrolo, gli antociani, e carotenoidi si aggiungono all’elenco di composti che fanno del mirtillo un alimento che aiuta nella prevenzione delle infezioni del tratto urinario e gastrointestinale, determina miglioramenti delle condizioni neurologiche e cardiovascolari, oltre ad avere effetti antinfiammatori ed antivirali. Contiene anche microelementi (potassio, calcio, sodio, fosforo, magnesio, ferro e iodio, pectine, fibre alimentari) e acidi organici appartenenti a diversi gruppi chimici.

Molti sono stati gli studi che hanno supportato la teoria secondo cui i mirtilli aiutano a combattere alcune malattie metaboliche. Tra le tante sperimentazioni, sembra che il consumo di 150 g di mirtillo al giorno per 8 giorni abbia determinato una riduzione del girovita ed il miglioramento del flusso sanguigno nei soggetti sottoposti. Sperimentazioni di più lunga durata (circa 2 mesi) hanno visto la diminuzione di livelli di zucchero nel sangue grazie all’azione delle antocianine.

è bene tenere presente che il mirtillo non va considerato un frutto miracoloso, semplicemente si tratta di un valido aiuto per aumentare il benessere all’interno di una dieta già equilibrata e uno stile di vita sano. Significativo è il numero di prove epidemiologiche che mostrano come il consumo di frutta e verdura è inversamente correlato a diverse caratteristiche delle sindromi metaboliche, poiché riduce il rischio di malattie cardiovascolari e diabete di tipo T2D e funge da protezione contro le malattie legate all’obesità.

Nei nostri mercati si trovano per lo più prodotti provenienti dal Nord Europa e Germania dove il clima è più favorevole, infatti le piante di mirtillo richiedono una buona irrigazione poiché le loro radici non vanno molto a fondo nel terreno. L’EFSA vigila sia sui prodotti di importazione che sulle coltivazioni europee, non solo per i contenuti di pesticidi ma anche per contaminanti come Salmonella e Norovirus. Spesso i frutti di bosco sono esposti contaminazione tramite precipitazioni, uso di acqua contaminata per l’irrigazione o applicazione di pesticidi, oltre che utilizzo di attrezzature infette. Le autorità vigilano sulle buone pratiche di coltivazione e commercializzazione ma è sempre buona prassi lavare in modo accurato tutti i frutti e le verdure. In Italia la raccolta dei mirtilli è pressoché a carattere familiare anche se negli ultimi anni – spiega una rilevazione della Coldiretti – le coltivazioni sono quasi triplicate in Lombardia, passando da meno di 500 mila metri quadrati nel 2006 a un milione e mezzo circa nel 2015. Dalla tarda primavera fino ad agosto inoltrato è usanza in molte aree montane la raccolta, tuttavia si ricorda di controllare le leggi regionali e le ordinanze riguardanti la raccolta di prodotti del sottobosco, non solo per non incorrere in sanzioni ma soprattutto per rispettare le nostre risorse.

Scritto da Eleonora Grazioli


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